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Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria Mestre-Venezia presso l’Unità Locale Sanitaria 3 Serenissima.
Autore di pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali; membro della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale e della Scuola Veneta per le discipline Otorinolaringoiatriche.
La chirurgia ricostruttiva è un tipo di intervento in grado di migliorare non solo l’aspetto estetico ma anche quello funzionale di varie parti del corpo che, per cause congenite e/o acquisite, necessitano una correzione chirurgica.
Con cancro del cavo orale si riferisce a quei tumori cancerosi che si producono soprattutto nelle labbra o nella lingua, ma che possono manifestarsi anche all’interno delle guance, nel fondo della bocca, sulle gengive o sul palato. Nella maggior parte dei casi si tratta del cosiddetto carcinoma squamocellulare, che tende a espandersi velocemente.
La Chirurgia Oncologica è una branca della chirurgia che si occupa della rimozione chirurgica delle masse tumorali. La Chirurgia Oncologica consiste nella rimozione del cancro dal corpo del paziente, a opera di un chirurgo specializzato.
La chirurgia tiroidea comprende la rimozione dei noduli o l'estrazione, parziale o totale, della ghiandola tiroidea. L’intervento chirurgico alla tiroide rimuove l’intera ghiandola tiroidea oppure solo parte di essa. È noto anche con il nome di "tiroidectomia". Tale operazione può essere utilizzata per trattare il tumore alla tiroide, l’ipertiroidismo (eccesso di ormone tiroideo) e i noduli tiroidei.
La chirurgia endoscopica naso-sinusale comprende tutti quegli interventi dell’interno del naso in cui si utilizza uno strumento ottico per visualizzare o manipolare le strutture. Ha come obiettivo il trattamento di lesioni o anomalie che alterano la funzionalità normale del naso o delle strutture circostanti. L’intervento si svolge in anestesia generale.
La chirurgia endoscopica della base cranica è una tecnica mininvasiva per trattare le patologie di questa zona del cranio senza aprire il cranio stesso. La chirurgia endoscopica consente di accedere al cranio mediante endoscopi attraverso la cavità nasale, senza che sia necessario aprire il cranio stesso.
La Chirurgia Ricostruttiva è una chirurgia in grado non solo di migliorare i difetti estetici, ma anche di ricostruire parti del corpo danneggiate in seguito a traumi o patologie congenite.
La chirurgia ricostruttiva è un tipo di intervento in grado di migliorare non solo l’aspetto estetico ma anche quello funzionale di varie parti del corpo che, per cause congenite e/o acquisite, necessitano una correzione chirurgica.
Diverse specialità mediche si occupano di chirurgia ricostruttiva ed ognuna possiede specifiche indicazioni. Chirurgia ricostruttiva e chirurgia plastica sono spesso sovrapponibili, con la differenza che l’intervento ricostruttivo ha come scopo principale il recupero funzionale dell’area operata, ad esempio: palatoschisi, dita palmate, labbro leporino, ustioni, traumi, aree danneggiate da interventi demolitivi (tumori del viso, mastectomie), ecc.
La chirurgia ricostruttiva può essere applicata anche in ambito odontoiatrico per migliorare l’estetica del sorriso e rendere più duraturo il mantenimento degli impianti.
La procedura varia in base all’intervento ricostruttivo da effettuare. Le tecniche più utilizzate, in generale, prevedono l’utilizzo di:
Il cancro alla bocca si verifica più frequentemente su labbra o lingua, anche se può manifestarsi sul rivestimento delle guance, sul pavimento buccale, alle gengive o al palato.
Con cancro del cavo orale si riferisce a quei tumori cancerosi che si producono soprattutto nelle labbra o nella lingua, ma che possono manifestarsi anche all’interno delle guance, nel fondo della bocca, sulle gengive o sul palato.
Nella maggior parte dei casi si tratta del cosiddetto carcinoma squamocellulare, che tende a espandersi velocemente.
Il sintomo principale che caratterizza il cancro orale è la leucoplasia, una placca biancastra simile a una piaga che compare sul tessuto colpito e che diventa via via più scura ed estesa. All’inizio non è dolorosa, ma lo diventa a mano a mano che si estende.
Altri sintomi che compaiono in molti tumori orali sono diffusione di piaghe, dolore e difficoltà a deglutire, problemi di masticazione, dolore alla lingua, infiammazione dei linfonodi e perdita di peso.
Sostanze come il tabacco o l’eccesso di consumo di alcol sono fattori associati alla maggior parte dei casi al cancro del cavo orale. Altri fattori che causano il cancro orale sono l’irritazione cronica, l’infezione da Papilloma Virus Umano (HPV), l’assunzione di farmaci che indeboliscono il sistema immunitario o una scarsa igiene orale e dentale. Questa malattia colpisce soprattutto gli uomini sopra i 40 anni.
Il cancro del cavo orale è una malattia grave, con un alto tasso di mortalità a livello mondiale. Nel caso specifico del cancro orale, la prognosi dipende da numerosi fattori, come la localizzazione e la dimensione del tumore, lo stato di salute generale del paziente e le sue malattie e comorbidità. Ma i fattori che più influiscono sulla prognosi sono soprattutto il livello di sviluppo del tumore nel momento in cui questo viene individuato, la sua profondità e l’esistenza di metastasi ad altri tessuti e ai linfonodi.
Quando il cancro orale viene individuato nelle fasi iniziali presenta un tasso di guarigione del 90%, ma i carcinomi squamocellulari sono tumori che tendono a diffondersi e a estendersi rapidamente ad altre regioni dell’organismo come la gola e il collo, abbassando il tasso di sopravvivenza.
Gli esami principali che si eseguono per individuare un cancro orale sono i seguenti:
La prevenzione del cancro orale consiste nell’evitare i principali fattori di rischio. Evitare il consumo di tabacco e l’abuso di alcol è quindi fondamentale per prevenire questi tumori, così come avere uno stile di vita sano e un’alimentazione equilibrata. Un altro elemento fondamentale è una corretta igiene orale e dentale quotidiana.
Per quanto riguarda il cancro nell’area delle labbra, è anche utile evitare le scottature solari e l’esposizione alla luce ultravioletta.
In generale un cancro orale individuato in tempo si può curare con elevati tassi di guarigione.
Il trattamento consiste nella rimozione chirurgica del tumore per quelli di dimensione più ridotta, e in trattamenti di radioterapia o chemioterapia per i tumori più grandi. In funzione della localizzazione del tumore verranno eseguiti interventi diversi, e può essere necessaria la rimozione completa di un organo. È fondamentale eliminare completamente (e con margini di sicurezza) il tumore per evitare che si diffonda.
Parallelamente all’intervento chirurgico, può essere necessario ricostruire i tessuti eliminati o attuare metodi per migliorare la qualità di vita del paziente, ad esempio con la ricostruzione della mandibola, l’utilizzo di un tubo per gastrostomia affinché possa alimentarsi o l’esecuzione di una tracheotomia per migliorare la respirazione.
Come per molti altri tipi di cancro, il paziente può anche ricorrere all’immunoterapia per migliorare le difese dell’organismo e combattere meglio il cancro.
Il trattamento del cancro orale può richiedere un approccio multidisciplinare dato da oncologi, radiologi, chirurghigenerali e odontoiatri. Può anche essere necessario l’intervento di psicologi e psichiatri per aiutare pazienti e famigliari a sopportare il trattamento.
Nel caso del cancro del cavo orale vengono colpite zone e organi fondamentali per funzioni di base come la comunicazione o l’alimentazione, perciò è possibile che, oltre all’intervento di fisioterapisti per recuperare forza fisica e mobilità, sia richiesto anche l’aiuto di un logopedista per trattare le conseguenze e i danni a livello di capacità di parlare, masticare e deglutire.
La Chirurgia Oncologica è una branca della chirurgia che si occupa della rimozione chirurgica delle masse tumorali.
La Chirurgia Oncologica consiste nella rimozione del cancro dal corpo del paziente, a opera di un chirurgo specializzato.
Quando si rimuove un cancro si deve anche eliminare tutto il tessuto circostante che può contenere cellule cancerose. L’asportazione del tessuto spesso coinvolge anche strutture linfonodali che naturalmente drenano il territorio malato e che potrebbero pertanto risultare contaminate.
La chirurgia può anche essere utilizzata per prevenire o diagnosticare il cancro o per determinarne il suo stadio.
L’intervento di asportazione del tumore viene condotto sotto anestesia, in modo che il paziente perda la sensibilità o la coscienza. L’anestesia può essere:
La Chirurgia Oncologica ha come obiettivo principale quello di asportare la sede primitiva del tumore insieme a tutte le eventuali sedi della sua diffusione. In questo caso può essere definita curativa. Nel caso in cui, invece, l’asportazione del tumore avvenga in modo parziale (a scopo di diagnosi, cito-riduzione, o trattamento ponte ad un’altra cura) si parla di Chirurgia palliativa.
In molti casi i chirurghi impiegano per realizzare la loro opera terapeutica strumenti in grado di tagliare, dissecare e cucire tessuti, organi e strutture del corpo, tra cui pelle, muscoli e, a volte, ossa.
Recentemente la tecnologia ha reso disponibili tecnologie miniaturizzate che ci permettono di lavorare all’interno del corpo senza sezionare i tessuti superficiali (Chirurgia mini-invasiva). Tale chirurgia ha dimostrato la sua affidabilità e la sua efficacia anche in campo oncologico, migliorando la ripresa del paziente, riducendo il periodo di convalescenza richiesto e di conseguenza affidando il paziente alla prosecuzione delle cure chemioterapiche più precocemente rispetto alla chirurgia tradizionale.
In base al tipo di cancro di cui soffre il paziente e al suo stadio di avanzamento la chirurgia può consistere in:
Prima di sottoporsi a un intervento contro il cancro è necessario eseguire diversi esami, che aiuteranno il medico a valutare le necessità chirurgiche del paziente. Tra gli esami abituali ci sono:
Spesso si richiede di non bere né mangiare prima dell’intervento di Chirurgia Oncologica, per un certo tempo.
Le cure postoperatorie varieranno in base al tipo di intervento. È probabile che il paziente debba restare in ospedale per del tempo dopo l’operazione; inoltre, dovrà recarsi periodicamente dallo specialista, ad esempio per valutare i progressi o togliere i punti di sutura.
Dopo l’intervento il medico può dare una serie di indicazioni da seguire, che possono includere linee guida su:
Il trattamento adeguato per il cancro dipenderà da fattori come il tipo di cancro stesso, il suo stadio e la sua localizzazione. La chirurgia è efficace soprattutto quando il tumore non si è esteso ad altre parti del corpo e, in questi casi, offre maggiori possibilità di guarigione. La chirurgia si può utilizzare anche per trattare problemi generati dal cancro, come la rimozione di un tumore che blocca l’intestino.
Esistono altri trattamenti che possono essere impiegati prima, dopo o contestualmente alla chirurgia:
La chirurgia tiroidea comprende la rimozione dei noduli o l’estrazione, parziale o totale, della ghiandola tiroidea.
La ghiandola tiroidea si trova nel collo e produce l’ormone tiroideo, che controlla il metabolismo del corpo. L’intervento chirurgico alla tiroide può essere eseguito per diversi motivi, ma più comunemente l’operazione è dovuta alla crescita di tumori o noduli (di solito si tratta di noduli non cancerosi) nella tiroide. L’intervento è anche in grado di correggere l’ipertiroidismo, una condizione che provoca un’eccessiva produzione di ormone tiroideo.
L’intervento chirurgico alla tiroide può inoltre essere eseguito come metodo di trattamento del gozzo, ovvero il rigonfiamento o ingrossamento della ghiandola. Il gozzo può essere abbastanza grande da ostruire la gola, influendo, tra le altre cose, sulla capacità del paziente di deglutire e respirare.
Il tipo di intervento offerto dipenderà dal paziente e dalla sua idoneità alla procedura: esistono vari tipi di procedure chirurgiche e il chirurgo consiglierà la migliore a disposizione. I tipi di procedura più comuni sono la lobectomia, la tiroidectomia totale e la tiroidectomia subtotale.
Nella lobectomia viene rimosso uno dei due lobi della ghiandola tiroidea. Si esegue in pazienti in cui il rigonfiamento, i tumori o i noduli colpiscono solo una metà della ghiandola.
Nella tiroidectomia subtotale viene rimossa la tiroide, ma viene anche lasciata in posizione una piccola porzione di tessuto tiroideo. Ciò implica che la funzione della ghiandola tiroidea rimanga intatta. Tuttavia, l’operazione può causare ipotiroidismo (che comporta una produzione insufficiente di ormone tiroideo).
Nella tiroidectomia totale viene rimossa l’intera ghiandola tiroidea insieme al tessuto. Tale intervento viene di solito indicato nei casi in cui i noduli o il rigonfiamento colpiscano l’intera ghiandola tiroidea oppure nei pazienti oncologici.
Nel corso dell’intervento chirurgico viene praticata un’incisione nel collo allo scopo di rimuovere l’intera ghiandola tiroidea o parte di essa. La procedura viene eseguita in anestesia generale, con il paziente addormentato. L’intervento chirurgico alla tiroide può inoltre essere eseguito sotto forma di procedura mininvasiva.
Prima di pianificare l’intervento della tiroide va fatta una prima consultazione per verificare che il paziente sia un candidato ideale per l’intervento alla tiroide. Il chirurgo consiglierà le precauzioni da adottare e spiegherà quali siano gli eventuali farmaci prescritti che il paziente potrà assumere in sicurezza. Non vanno assunti fluidificanti del sangue per diversi giorni prima dell’intervento. Il chirurgo potrà rispondere ad eventuali domande del paziente sulla procedura nel corso della consultazione.
L’intervento chirurgico alla tiroide in genere ha esito positivo e le complicanze sono rare. Dopo l’intervento si prevedono alcuni giorni di pausa dal lavoro; inoltre, è necessario evitare di guidare fino a quando il paziente non sarà in grado di girare la testa da un lato all’altro e non starà più assumendo farmaci per alleviare il dolore. Dopo l’operazione è normale provare disagio e il paziente potrebbe avere mal di gola per alcuni giorni.
I pazienti vedranno il formarsi di una cicatrice che, nei mesi successivi all’operazione, scomparirà gradualmente fino a diventare praticamente invisibile.
In alcuni casi, uno degli effetti collaterali dell’intervento chirurgico è l’ipotiroidismo. È possibile gestire l’ipotiroidismo per mezzo della terapia ormonale sostitutiva. I pazienti possono aspettarsi di godere di una vita normale e sana.
La chirurgia endoscopica naso-sinusale comprende tutti quegli interventi dell’interno del naso in cui si utilizza uno strumento ottico per visualizzare o manipolare le strutture.
Ha come obiettivo il trattamento di lesioni o anomalie che alterano la funzionalità normale del naso o delle strutture circostanti. L’intervento si svolge in anestesia generale.
Si ricorre a questi interventi in caso di infiammazione nasale e sinusale permanente, soprattutto nel caso di sinusiti croniche, polipi nasali o sinusiti acute ricorrenti che non hanno risposto bene al trattamento medico.
L’obiettivo è ripristinare la funzionalità abituale dei seni nasali mediante un intervento chirurgico mini invasivo. Questa chirurgia è anche impiegata per la settoplastica, la chirurgia dei turbinati, la chiusura di fistole rinoliquorali, la decompressione orbitaria e così via.
La prima cosa da fare è applicare decongestionante nasale, per poi procedere alla dissezione della parete. Per farlo si utilizza una fibra ottica rigida e sottile che viene introdotta nella fossa nasale, ottenendo una visione diretta del luogo in cui si aprono i seni nasali. Con gli strumenti adeguati, si procede alla rimozione del tessuto anomalo o ostruttivo.
Al termine dell’intervento si controllano i punti sanguinanti e a seconda del caso si posiziona un tampone nasale per evitare emorragie o lamine di silicone per evitare che una parete aderisca all’altra portando alla formazione di cicatricianomale.
L’intervento dura tra una e tre ore, a seconda della complessità del caso. Normalmente, le fosse nasali vengono tamponate con schiuma coagulante o spugne specifiche che si riassorbono da sole, oppure tamponi che possono essere rimossi facilmente.
In fase preparatoria si esegue uno studio con TAC sinusale, e a partire da questo esame si pianifica l’intervento. Si fanno anche esami preoperatori, dal momento che l’intervento è eseguito in anestesia generale.
Normalmente il ricovero è breve, al massimo una notte, e il paziente deve restare a digiuno a partire da 6-8 ore prima dell’intervento.
Il naso di norma è tamponato e, di conseguenza, il paziente deve respirare dalla bocca.
Possono inoltre esserci dei sanguinamenti, pertanto viene posta una garza sotto il naso, anche se talvolta questa misura non è necessaria.
Durante i primi tre o quattro giorni il paziente non può fumare, bere alcol o fare sforzi fisici; si raccomanda inoltre di evitare di soffiarsi il naso e di riposare in casa, in posizione seduta o semiseduta in modo da ridurre la pressione sanguigna alla testa, la congestione encefalica e il sanguinamento.
Si raccomanda di seguire una dieta composta da alimenti morbidi e di bere molta acqua per contrastare la secchezza della gola causata dal tamponamento nasale.
Non si tratta di un intervento doloroso, ma può comunque creare fastidi, motivo per il quale si prescrivono antiinfiammatori in base alla tolleranza del dolore del paziente. Possono anche essere prescritti antibiotici per prevenire la sovrainfezione della mucosa.
La chirurgia endoscopica naso-sinusale è un intervento molto sicuro, dato che oggi esistono mezzi terapeutici che facilitano sia l’intervento che la guarigione.
Questa chirurgia comprende gli interventi all’interno del naso (ad esempio la settoplastica) in cui si utilizza uno strumento ottico per visualizzare o manipolare le strutture.
La chirurgia endoscopica della base cranica è una tecnica mininvasiva per trattare le patologie di questa zona del cranio senza aprire il cranio stesso.
La chirurgia endoscopica consente di accedere al cranio mediante endoscopi attraverso la cavità nasale, senza che sia necessario aprire il cranio stesso.
La base cranica è la parte ossea che sostiene il cervello e lo separa dal resto della testa. Nella sua parte inferiore si trovano i nervi e i vasi che vanno al cervello, mentre sotto di essa vi sono le varie strutture nasali, le cavità sinusali, le ossa facciali e i muscoli associati alla masticazione. L’endoscopia è preferibile alla chirurgia tradizionale, in quanto offre svariati vantaggi:
Si ricorre a questa tecnica per operare tumori o lesioni situati nel tetto delle fosse nasali, a contatto diretto con la fossa cranica. Permette di affrontare tumori precedentemente considerati non trattabili. Tra le varie applicazioni della chirurgia endoscopica del cranio si sottolineano le seguenti:
Questa chirurgia mininvasiva permette di accedere alla cavità nasale tramite endoscopia, senza dover aprire il cranio. Gli strumenti ottici ed endoscopici usati nel trattamento vengono introdotti tramite la cavità nasale, e permettono al chirurgo di visualizzare il campo operatorio ad alta definizione attraverso fotocamere stereoscopiche collegate tramite fibra ottica. In questo modo le immagini ottenute sono tridimensionali, a colori, ad alta risoluzione e in realtà aumentata. L’impiego di meccanismi di controllo, ossia il monitoraggio dei nervi cerebrali e facciali durante l’intervento, permette di evitare che vengano danneggiati.
Per questo tipo di operazioni è necessario avvalersi di un’équipe multidisciplinare composta da specialisti in neurochirurgia, otorinolaringoiatria e neurofisiologia. Lo specialista può chiedere ad esempio informazioni legate all’anamnesi del paziente, analisi del sangue o un elettrocardiogramma. Prima dell’operazione si esegue un’anestesia generale, in modo che il paziente non senta nessun dolore. La respirazione avverrà tramite ventilazione meccanica attraverso un tubo inserito nelle vie aeree.
La fase postoperatoria non presenta grandi complicanze, anche se ciò dipende dal grado di difficoltà dell’intervento stesso. Quando il paziente si sarà ripreso dall’anestesia, lo specialista eseguirà una valutazione neurologica e spiegherà com’è andato l’intervento. In base al tipo di operazione il paziente potrà trovarsi o meno in terapia intensiva, e rimarrà ricoverato alcuni giorni.
La chirurgia endoscopica della base cranica è attualmente una delle tecniche più avanzate, soprattutto dal momento che è poco invasiva e comporta pochi disagi. Ciò non significa che non si ricorra ad altre tecniche, come le craniotomie.
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