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Specialista in Otorinolaringoiatria

Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria Mestre-Venezia presso l’Unità Locale Sanitaria 3 Serenissima.

Autore di pubblicazioni scientifiche nazionali ed internazionali; membro della Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia cervico-facciale e della Scuola Veneta per le discipline Otorinolaringoiatriche.

Le mie aree di competenza

Chirurgia ricostruttiva

La chirurgia ricostruttiva in ambito testa collo applica delle tecniche di ricostruzione dopo demolizioni di tessuti per motivi oncologici ripristinando la continuità delle sedi anatomiche trattate permettendo di trattare le neoplasie maligne localmente avanzate. Queste tecniche consentono la ricostruzione della componente mucosa e/o ossea.

Cancro del cavo orale

Con cancro del cavo orale si riferisce a quei tumori cancerosi che si producono soprattutto nelle labbra o nella lingua, ma che possono manifestarsi anche all’interno delle guance, nel fondo della bocca, sulle gengive o sul palato. Nella maggior parte dei casi si tratta del cosiddetto carcinoma squamocellulare, che tende a espandersi velocemente.

Chirurgia oncologica

La Chirurgia Oncologica è una branca della chirurgia che si occupa della rimozione chirurgica delle masse tumorali. La Chirurgia Oncologica consiste nella rimozione del cancro dal corpo del paziente, a opera di un chirurgo specializzato.

Chirurgia della tiroide

La chirurgia tiroidea consiste nell’asportazione parziale o totale della ghiandola tiroidea per le seguenti patologie: Neoplasie benigne o maligne; Gozzi multinodulari con incremento volumetrico della tiroide causa di compressione tracheale, esofago; Malattie che determinano l’aumento della funzione tiroidea (ipertiroidismo) non controllabile con terapia medica (Malattia dii Basedow, adenoma iperfunzionante, gozzo tiroideo iperfunzionante).

Chirurgia endoscopica naso sinusale e base cranica

La chirurgia endoscopica naso-sinusale comprende tutti quegli interventi dell’interno del naso in cui si utilizza uno strumento ottico per visualizzare o manipolare le strutture. Ha come obiettivo il trattamento di lesioni o anomalie che alterano la funzionalità normale del naso, dei seni paranasali e della base cranica. L’intervento si svolge in anestesia generale.

Chirurgia delle ghiandole salivari maggiori

La chirurgia delle ghiandole salivari maggiori è rivolta al trattamento di neoplasie benigne o maligne, calcolosi salivare. L'intervento mira a rimuovere la parte malata preservando le strutture nervose adiacenti, in particolare il nervo facciale.

Attività

Chirurgia ricostruttiva

La Chirurgia Ricostruttiva è una chirurgia in grado non solo di migliorare i difetti estetici, ma anche di ricostruire parti del corpo danneggiate in seguito a traumi o patologie congenite.

La chirurgia ricostruttiva in ambito testa collo applica delle tecniche di ricostruzione dopo demolizioni di tessuti per motivi oncologici ripristinando la continuità delle sedi anatomiche trattate permettendo di trattare le neoplasie maligne localmente avanzate.
Queste tecniche consentono la ricostruzione della componente mucosa e/o ossea.

Diverse specialità mediche si occupano di chirurgia ricostruttiva ed ognuna possiede specifiche indicazioni. Chirurgia ricostruttiva e chirurgia plastica sono spesso sovrapponibili, con la differenza che l’intervento ricostruttivo ha come scopo principale il recupero funzionale dell’area operata, ad esempio: palatoschisi, dita palmate, labbro leporino, ustioni, traumi, aree danneggiate da interventi demolitivi (tumori del viso, mastectomie), ecc.

La chirurgia ricostruttiva può essere applicata anche in ambito odontoiatrico per migliorare l’estetica del sorriso e rendere più duraturo il mantenimento degli impianti.

La procedura varia in base all’intervento ricostruttivo da effettuare. Le tecniche più utilizzate, in generale, prevedono l’utilizzo di:

  • Innesti: porzioni di tessuto ricavate dal corpo del paziente per poi essere impiantate in un’altra area;
  • Lembi: parti di tessuto che vengono impiantate in un’altra zona dell’organismo mantenendo però una connessione con l’area di origine (peduncolo);
  • Impianti: utilizzati per correggere e/o riempire deformità congenite o acquisite, possono essere esterni (facciali: naso, orecchio, labbra) o interni (protesi al seno) e composti da diversi materiali.

Cancro del cavo orale

Il cancro alla bocca si verifica più frequentemente su labbra o lingua, anche se può manifestarsi sul rivestimento delle guance, sul pavimento buccale, alle gengive o al palato.

 

Con cancro del cavo orale si riferisce a quei tumori cancerosi che si producono soprattutto nelle labbra o nella lingua, ma che possono manifestarsi anche all’interno delle guance, nel fondo della bocca, sulle gengive o sul palato.

Nella maggior parte dei casi si tratta del cosiddetto carcinoma squamocellulare, che tende a espandersi velocemente.

Il sintomo principale che caratterizza il cancro orale è la leucoplasia, una placca biancastra simile a una piaga che compare sul tessuto colpito e che diventa via via più scura ed estesa. All’inizio non è dolorosa, ma lo diventa a mano a mano che si estende.

Altri sintomi che compaiono in molti tumori orali sono diffusione di piaghe, dolore e difficoltà a deglutire, problemi di masticazione, dolore alla lingua, infiammazione dei linfonodi e perdita di peso.

Sostanze come il tabacco o l’eccesso di consumo di alcol sono fattori associati alla maggior parte dei casi al cancro del cavo orale. Altri fattori che causano il cancro orale sono l’irritazione cronica, l’infezione da Papilloma Virus Umano (HPV), l’assunzione di farmaci che indeboliscono il sistema immunitario o una scarsa igiene orale e dentale. Questa malattia colpisce soprattutto gli uomini sopra i 40 anni.

Il cancro del cavo orale è una malattia grave, con un alto tasso di mortalità a livello mondiale. Nel caso specifico del cancro orale, la prognosi dipende da numerosi fattori, come la localizzazione e la dimensione del tumore, lo stato di salute generale del paziente e le sue malattie e comorbidità. Ma i fattori che più influiscono sulla prognosi sono soprattutto il livello di sviluppo del tumore nel momento in cui questo viene individuato, la sua profondità e l’esistenza di metastasi ad altri tessuti e ai linfonodi.

Quando il cancro orale viene individuato nelle fasi iniziali presenta un tasso di guarigione del 90%, ma i carcinomi squamocellulari sono tumori che tendono a diffondersi e a estendersi rapidamente ad altre regioni dell’organismo come la gola e il collo, abbassando il tasso di sopravvivenza.

Gli esami principali che si eseguono per individuare un cancro orale sono i seguenti:

  • Esame fisico: l’otrorinolaringoiatra osserva e palpa la cavità orale durante le visite di controllo, in questo modo può individuare sintomi e noduli e indagare la storia clinica del paziente.
  • Il trattamento del cancro orale può richiedere un approccio multidisciplinare dato da otorinolaringoiatri oncologiradioterpistii. Può anche essere necessario l’intervento di psicologi e psichiatri per aiutare pazienti e famigliari a sopportare il trattamento.
  • Nel caso del cancro del cavo orale vengono colpite zone e organi fondamentali per funzioni di base come la comunicazione o l’alimentazione, perciò è possibile che, oltre all’intervento di fisioterapisti per recuperare forza fisica e mobilità, sia richiesto anche l’aiuto di un logopedista per trattare le conseguenze e i danni a livello di capacità di parlare, masticare e deglutire.

La prevenzione del cancro orale consiste nell’evitare i principali fattori di rischio. Evitare il consumo di tabacco e l’abuso di alcol è quindi fondamentale per prevenire questi tumori, così come avere uno stile di vita sano e un’alimentazione equilibrata. Un altro elemento fondamentale è una corretta igiene orale e dentale quotidiana.

Per quanto riguarda il cancro nell’area delle labbra, è anche utile evitare le scottature solari e l’esposizione alla luce ultravioletta.

In generale un cancro orale individuato in tempo si può curare con elevati tassi di guarigione.

Il trattamento consiste nella rimozione chirurgica del tumore per quelli di dimensione più ridotta, e in trattamenti di radioterapia o chemioterapia per i tumori più grandi. In funzione della localizzazione del tumore verranno eseguiti interventi diversi, e può essere necessaria la rimozione completa di un organo. È fondamentale eliminare completamente (e con margini di sicurezza) il tumore per evitare che si diffonda.

Parallelamente all’intervento chirurgico, può essere necessario ricostruire i tessuti eliminati o attuare metodi per migliorare la qualità di vita del paziente, ad esempio con la ricostruzione della mandibola, l’utilizzo di un tubo per gastrostomia affinché possa alimentarsi o l’esecuzione di una tracheotomia per migliorare la respirazione.

Come per molti altri tipi di cancro, il paziente può anche ricorrere all’immunoterapia per migliorare le difese dell’organismo e combattere meglio il cancro.

Il trattamento del cancro orale può richiedere un approccio multidisciplinare dato da oncologi, radiologi, chirurghigenerali e odontoiatri. Può anche essere necessario l’intervento di psicologi e psichiatri per aiutare pazienti e famigliari a sopportare il trattamento.

Nel caso del cancro del cavo orale vengono colpite zone e organi fondamentali per funzioni di base come la comunicazione o l’alimentazione, perciò è possibile che, oltre all’intervento di fisioterapisti per recuperare forza fisica e mobilità, sia richiesto anche l’aiuto di un logopedista per trattare le conseguenze e i danni a livello di capacità di parlare, masticare e deglutire.

Chirurgia oncologica

La Chirurgia Oncologica è una branca della chirurgia che si occupa della rimozione chirurgica delle masse tumorali.

 

La Chirurgia Oncologica consiste nella rimozione del cancro dal corpo del paziente, a opera di un chirurgo specializzato.

Quando si rimuove un cancro si deve anche eliminare tutto il tessuto circostante che può contenere cellule cancerose. L’asportazione del tessuto spesso coinvolge anche strutture linfonodali che naturalmente drenano il territorio malato e che potrebbero pertanto risultare contaminate.

La chirurgia può anche essere utilizzata per prevenire o diagnosticare il cancro o per determinarne il suo stadio. 
L’intervento di asportazione del tumore viene condotto sotto anestesia, in modo che il paziente perda la sensibilità o la coscienza. L’anestesia può essere:

  • Locale: insensibilità di una piccola parte del corpo
  • Regionale: insensibilità di una parte del corpo (una gamba o un braccio) ma con coscienza conservata = troculare
  • Regionale: insensibilità di una parte del corpo (gambe/emisoma inferiore) ma con coscienza conservata = spinale
  • Generale: insensibilità totale e perdita di coscienza
 

La Chirurgia Oncologica ha come obiettivo principale quello di asportare la sede primitiva del tumore insieme a tutte le eventuali sedi della sua diffusione. In questo caso può essere definita curativa. Nel caso in cui, invece, l’asportazione del tumore avvenga in modo parziale (a scopo di diagnosi, cito-riduzione, o trattamento ponte ad un’altra cura) si parla di Chirurgia palliativa.

  • Chirurgia per diagnosticare il cancro: si estrae del tessuto per analizzarlo. Questo procedimento è noto come biopsia.
  • Chirurgia per determinare lo stadio del cancro: ha l’obiettivo di individuare l’estensione del cancro per stabilire un trattamento da seguire.
  • Chirurgia curativa: vi si ricorre quando il cancro si trova in una parte precisa del corpo e può essere eliminato completamente (nella maggior parte dei casi).
  • Chirurgia palliativa: ha la finalità di trattare le complicanze causate da un cancro in stadio avanzato, ad esempio alleviando un fastidio o una disabilità del paziente. Oppure per ridurre la quantità di malattia presente e rendere più efficaci le cure sistemiche. Vi si può ricorrere anche per completare il risultato di altre terapie il cui impiego è stato in grado di ridurre la quantità di malattia presente traportando il paziente da uno stadio più avanzato ad uno stadio meno avanzato e quindi passibile di terapie più curative … come appunto la chirurgia.
  • Chirurgia ricostruttiva: usata per migliorare l’aspetto del paziente dopo che quest’ultimo è stato sottoposto a un intervento chirurgico maggiore contro il cancro.
  • Chirurgia preventiva: vi si ricorre per rimuovere del tessuto che potrebbe trasformarsi in un cancro. Si usa per ridurre o evitare il rischio di sviluppare un cancro, anche se può non avere sempre successo.
 

In molti casi i chirurghi impiegano per realizzare la loro opera terapeutica strumenti in grado di tagliare, dissecare e cucire tessuti, organi e strutture del corpo, tra cui pelle, muscoli e, a volte, ossa.
Recentemente la tecnologia ha reso disponibili tecnologie miniaturizzate che ci permettono di lavorare all’interno del corpo senza sezionare i tessuti superficiali (Chirurgia mini-invasiva). Tale chirurgia ha dimostrato la sua affidabilità e la sua efficacia anche in campo oncologico, migliorando la ripresa del paziente, riducendo il periodo di convalescenza richiesto e di conseguenza affidando il paziente alla prosecuzione delle cure chemioterapiche più precocemente rispetto alla chirurgia tradizionale.

In base al tipo di cancro di cui soffre il paziente e al suo stadio di avanzamento la chirurgia può consistere in:

  • Rimuovere tutto il tumore, che si trova localizzato in un’area
  • Ridurre il tumore: rimuoverne una parte. Si usa questo procedimento quando rimuovere l’intero tumore potrebbe danneggiare un organo. Può servire per rendere altri trattamenti più efficaci.
  • Alleviare i sintomi: rimuovere tumori che generano pressione o dolore.
 

Prima di sottoporsi a un intervento contro il cancro è necessario eseguire diversi esami, che aiuteranno il medico a valutare le necessità chirurgiche del paziente. Tra gli esami abituali ci sono:

  • Analisi del sangue
  • Elettrocardiogramma (ECG)
  • Radiografia.

Spesso si richiede di non bere né mangiare prima dell’intervento di Chirurgia Oncologica, per un certo tempo.

 

Le cure postoperatorie varieranno in base al tipo di intervento. È probabile che il paziente debba restare in ospedale per del tempo dopo l’operazione; inoltre, dovrà recarsi periodicamente dallo specialista, ad esempio per valutare i progressi o togliere i punti di sutura.

Dopo l’intervento il medico può dare una serie di indicazioni da seguire, che possono includere linee guida su:

  • Alimentazione
  • Cura delle ferite
  • Farmaci
  • Gestione del dolore
  • Attività che possono essere svolte
  • Rientro al lavoro
 

Il trattamento adeguato per il cancro dipenderà da fattori come il tipo di cancro stesso, il suo stadio e la sua localizzazione. La chirurgia è efficace soprattutto quando il tumore non si è esteso ad altre parti del corpo e, in questi casi, offre maggiori possibilità di guarigione. La chirurgia si può utilizzare anche per trattare problemi generati dal cancro, come la rimozione di un tumore che blocca l’intestino.

Esistono altri trattamenti che possono essere impiegati prima, dopo o contestualmente alla chirurgia:

  • Radioterapia
  • Chemioterapia
  • Immunoterapia
  • Terapia diretta
  • Ormonoterapia.

Chirurgia della tiroide

La chirurgia tiroidea consiste nell’asportazione parziale o totale della ghiandola tiroidea per le seguenti patologie:

  • Neoplasie benigne o maligne
  • Gozzi multinodulari con incremento volumetrico della tiroide causa di compressione tracheale, esofago
  • Malattie che determinano l’aumento della funzione tiroidea (ipertiroidismo) non controllabile con terapia medica (Malattia dii Basedow, adenoma iperfunzionante, gozzo tiroideo iperfunzionante) 
L’intervento chirurgico alla tiroide rimuove l’intera ghiandola tiroidea oppure solo parte di essa. È noto anche con il nome di “tiroidectomia”. Tale operazione può essere utilizzata per trattare il tumore alla tiroide, l’ipertiroidismo(eccesso di ormone tiroideo) e i noduli tiroidei.

La ghiandola tiroidea si trova nel collo e produce l’ormone tiroideo, che controlla il metabolismo del corpo. L’intervento chirurgico alla tiroide può essere eseguito per diversi motivi, ma più comunemente l’operazione è dovuta alla crescita di tumori o noduli (di solito si tratta di noduli non cancerosi) nella tiroide. L’intervento è anche in grado di correggere l’ipertiroidismo, una condizione che provoca un’eccessiva produzione di ormone tiroideo.

L’intervento chirurgico alla tiroide può inoltre essere eseguito come metodo di trattamento del gozzo, ovvero il rigonfiamento o ingrossamento della ghiandola. Il gozzo può essere abbastanza grande da ostruire la gola, influendo, tra le altre cose, sulla capacità del paziente di deglutire e respirare.

Il tipo di intervento offerto dipenderà dal paziente e dalla sua idoneità alla procedura: esistono vari tipi di procedure chirurgiche e il chirurgo consiglierà la migliore a disposizione. I tipi di procedura più comuni sono la lobectomia, la tiroidectomia totale e la tiroidectomia subtotale.

Nella lobectomia viene rimosso uno dei due lobi della ghiandola tiroidea. Si esegue in pazienti in cui il rigonfiamento, i tumori o i noduli colpiscono solo una metà della ghiandola.

Nella tiroidectomia subtotale viene rimossa la tiroide, ma viene anche lasciata in posizione una piccola porzione di tessuto tiroideo. Ciò implica che la funzione della ghiandola tiroidea rimanga intatta. Tuttavia, l’operazione può causare ipotiroidismo (che comporta una produzione insufficiente di ormone tiroideo).

Nella tiroidectomia totale viene rimossa l’intera ghiandola tiroidea insieme al tessuto. Tale intervento viene di solito indicato nei casi in cui i noduli o il rigonfiamento colpiscano l’intera ghiandola tiroidea oppure nei pazienti oncologici.

Nel corso dell’intervento chirurgico viene praticata un’incisione nel collo allo scopo di rimuovere l’intera ghiandola tiroidea o parte di essa. La procedura viene eseguita in anestesia generale, con il paziente addormentato. L’intervento chirurgico alla tiroide può inoltre essere eseguito sotto forma di procedura mininvasiva.

Prima di pianificare l’intervento della tiroide va fatta una prima consultazione per verificare che il paziente sia un candidato ideale per l’intervento alla tiroide. Il chirurgo consiglierà le precauzioni da adottare e spiegherà quali siano gli eventuali farmaci prescritti che il paziente potrà assumere in sicurezza. Non vanno assunti fluidificanti del sangue per diversi giorni prima dell’intervento. Il chirurgo potrà rispondere ad eventuali domande del paziente sulla procedura nel corso della consultazione.

L’intervento chirurgico alla tiroide in genere ha esito positivo e le complicanze sono rare. Dopo l’intervento si prevedono alcuni giorni di pausa dal lavoro; inoltre, è necessario evitare di guidare fino a quando il paziente non sarà in grado di girare la testa da un lato all’altro e non starà più assumendo farmaci per alleviare il dolore. Dopo l’operazione è normale provare disagio e il paziente potrebbe avere mal di gola per alcuni giorni.

I pazienti vedranno il formarsi di una cicatrice che, nei mesi successivi all’operazione, scomparirà gradualmente fino a diventare praticamente invisibile.

In alcuni casi, uno degli effetti collaterali dell’intervento chirurgico è l’ipotiroidismo. È possibile gestire l’ipotiroidismo per mezzo della terapia ormonale sostitutiva. I pazienti possono aspettarsi di godere di una vita normale e sana.

Chirurgia endoscopica naso sinusale

La chirurgia endoscopica naso-sinusale comprende tutti quegli interventi dell’interno del naso in cui si utilizza uno strumento ottico per visualizzare o manipolare le strutture.

Ha come obiettivo il trattamento di lesioni o anomalie che alterano la funzionalità normale del naso o delle strutture circostanti. L’intervento si svolge in anestesia generale.

Si ricorre a questi interventi in caso di infiammazione nasale e sinusale permanente, soprattutto nel caso di sinusiti croniche, polipi nasali o sinusiti acute ricorrenti che non hanno risposto bene al trattamento medico.

L’obiettivo è ripristinare la funzionalità abituale dei seni nasali mediante un intervento chirurgico mini invasivo. Questa chirurgia è anche impiegata per la settoplastica, la chirurgia dei turbinati, la chiusura di fistole rinoliquorali, la decompressione orbitaria e così via.

La prima cosa da fare è applicare decongestionante nasale, per poi procedere alla dissezione della parete. Per farlo si utilizza una fibra ottica rigida e sottile che viene introdotta nella fossa nasale, ottenendo una visione diretta del luogo in cui si aprono i seni nasali. Con gli strumenti adeguati, si procede alla rimozione del tessuto anomalo o ostruttivo.

Al termine dell’intervento si controllano i punti sanguinanti e a seconda del caso si posiziona un tampone nasale per evitare emorragie o lamine di silicone per evitare che una parete aderisca all’altra portando alla formazione di cicatrici anomale.

L’intervento dura tra una e tre ore, a seconda della complessità del caso. Normalmente, le fosse nasali vengono tamponate con schiuma coagulante o spugne specifiche che si riassorbono da sole, oppure tamponi che possono essere rimossi facilmente.

In fase preparatoria si esegue uno studio con TAC sinusale, e a partire da questo esame si pianifica l’intervento. Si fanno anche esami preoperatori, dal momento che l’intervento è eseguito in anestesia generale.

Normalmente il ricovero è breve, al massimo una notte, e il paziente deve restare a digiuno a partire da 6-8 ore prima dell’intervento.

Il naso di norma è tamponato e, di conseguenza, il paziente deve respirare dalla bocca.

Possono inoltre esserci dei sanguinamenti, pertanto viene posta una garza sotto il naso, anche se talvolta questa misura non è necessaria.

Durante i primi tre o quattro giorni il paziente non può fumare, bere alcol o fare sforzi fisici; si raccomanda inoltre di evitare di soffiarsi il naso e di riposare in casa, in posizione seduta o semiseduta in modo da ridurre la pressione sanguigna alla testa, la congestione encefalica e il sanguinamento.

Si raccomanda di seguire una dieta composta da alimenti morbidi e di bere molta acqua per contrastare la secchezza della gola causata dal tamponamento nasale.

Non si tratta di un intervento doloroso, ma può comunque creare fastidi, motivo per il quale si prescrivono antiinfiammatori in base alla tolleranza del dolore del paziente. Possono anche essere prescritti antibiotici per prevenire la sovrainfezione della mucosa.

La chirurgia endoscopica naso-sinusale è un intervento molto sicuro, dato che oggi esistono mezzi terapeutici che facilitano sia l’intervento che la guarigione.

Questa chirurgia comprende gli interventi all’interno del naso (ad esempio la settoplastica) in cui si utilizza uno strumento ottico per visualizzare o manipolare le strutture.

Chirurgia endoscopica della base cranica

La chirurgia endoscopica della base cranica è una tecnica mininvasiva per trattare le patologie di questa zona del naso e dei seni paranasali evitando approcci trans-facciali riducendo così l’invasività dell’intervento.

La chirurgia endoscopica consente di accedere alla parte interna delle fosse nasali mediante ottiche endoscopiche. 

Oltre alla patologie delle sedi anatomiche nasali, paranasali (etmoide, seni frontali, seni mascellari, seni sfenoidali possosno essere trattate anche patologie della base cranica (la parte ossea che sostiene il cervello e lo separa dal resto della testa). 

L’endoscopia è preferibile alla chirurgia tradizionale, in quanto offre svariati vantaggi:

  • Ridotta invasività dell’intervento
  • Possibilità di operare aree considerate inaccessibili e tumori di grandi dimensioni
  • Assenza di cicatrici sul volto
  • Miglioramento dei risultati funzionali
  • Minore durata del ricovero

Si ricorre a questa tecnica per operare patologie infiammatorie, patologie neoplastiche benigne e maligne situate nel tetto delle fosse nasali, a contatto diretto con la fossa cranica. Permette di affrontare tumori precedentemente considerati non trattabili. Tra le varie applicazioni della chirurgia endoscopica del cranio si sottolineano le seguenti:

  • Tumori dell’etmoide, seni paranasali (seni mascellari, frontali, sfenoidali)
  • Tumori dell’ipofisi
  • Tumori del clivus e dell’odontoide
  • Fistole di liquido cefalorachidiano
  • Tumori della fossa cranica anteriore, media e pterigopalatina

Questa chirurgia mininvasiva permette di accedere alla cavità nasale tramite endoscopia, senza dover aprire il cranio. Gli strumenti ottici ed endoscopici usati nel trattamento vengono introdotti tramite la cavità nasale, e permettono al chirurgo di visualizzare il campo operatorio ad alta definizione attraverso fotocamere stereoscopiche collegate tramite fibra ottica. In questo modo le immagini ottenute sono tridimensionali, a colori, ad alta risoluzione e in realtà aumentata. L’impiego di meccanismi di controllo, ossia il monitoraggio dei nervi cerebrali e facciali durante l’intervento, permette di evitare che vengano danneggiati.

Per questo tipo di operazioni è necessario avvalersi di un’équipe multidisciplinare composta da specialisti in neurochirurgia, otorinolaringoiatria e neurofisiologia. Lo specialista può chiedere ad esempio informazioni legate all’anamnesi del paziente, analisi del sangue o un elettrocardiogramma. Prima dell’operazione si esegue un’anestesia generale, in modo che il paziente non senta nessun dolore. La respirazione avverrà tramite ventilazione meccanica attraverso un tubo inserito nelle vie aeree.

La fase postoperatoria non presenta grandi complicanze, anche se ciò dipende dal grado di difficoltà dell’intervento stesso. Quando il paziente si sarà ripreso dall’anestesia, lo specialista eseguirà una valutazione neurologica e spiegherà com’è andato l’intervento. In base al tipo di operazione il paziente potrà trovarsi o meno in terapia intensiva, e rimarrà ricoverato alcuni giorni.

La chirurgia endoscopica della base cranica è attualmente una delle tecniche più avanzate, soprattutto dal momento che è poco invasiva e comporta pochi disagi. Ciò non significa che non si ricorra ad altre tecniche, come le craniotomie.

Chirurgia delle ghiandole salivari maggiori

La chirurgia delle ghiandole salivari maggiori è rivolta al trattamento di neoplasie benigne o maligne, calcolosi salivare. L’intervento mira a rimuovere la parte malata preservando le strutture nervose adiacenti, in particolare il nervo facciale.

Le ghiandole salivari maggiori sono sei, tre per ciascun lato del viso: le parotidi (davanti e sotto l’orecchio), le sottomandibolari (sotto la mandibola) e le sottolinguali (sul pavimento della bocca). La loro funzione è produrre la saliva, un liquido ricco di enzimi e anticorpi fondamentale per la digestione e la difesa della bocca dalle infezioni.

La chirurgia delle ghiandole salivari maggiori comprende l’insieme degli interventi volti a rimuovere parzialmente o totalmente una di queste ghiandole quando è interessata da patologie tumorali, infiammatorie croniche o calcolosi. Lo specialista di riferimento è l’otorinolaringoiatra, che opera in stretta collaborazione con il chirurgo cervico-facciale.

La ghiandola parotide è la sede più frequentemente coinvolta ed è attraversata nel suo interno dal nervo facciale – il nervo cranico che controlla la muscolatura mimica del volto – rendendo la sua chirurgia tecnicamente complessa e richiedente grande precisione.

Le indicazioni alla chirurgia delle ghiandole salivari maggiori comprendono tre categorie principali:

Tumori benigni – I più frequenti sono l’adenoma pleomorfo (il tumore parotideo più comune, con rischio di degenerazione maligna nel tempo) e il tumore di Warthin o cistoadenolinfoma. Si manifestano come tumefazioni indolenti, a lenta crescita, generalmente asintomatiche. La rimozione chirurgica è quasi sempre indicata per prevenire recidive o trasformazioni maligne.

Tumori maligni – Più rari, comprendono il carcinoma squamoso, carcinoma  mucoepidermoide, il carcinoma adenoide cistico e il carcinoma ex adenoma pleomorfo. Si distinguono dai benigni per una crescita più rapida, possibile coinvolgimento del nervo facciale, arrossamento cutaneo e aderenza ai tessuti profondi. La chirurgia è il trattamento d’elezione, eventualmente associata a radioterapia post-operatoria.

Calcolosi salivare (sialolitiasi) – La presenza di calcoli nel dotto escretore della ghiandola ostruisce il normale deflusso della saliva, provocando gonfiore e dolore intenso soprattutto durante i pasti. Quando i trattamenti conservativi o endoscopici falliscono, si ricorre alla rimozione chirurgica della ghiandola interessata.

L’intervento varia in base alla ghiandola coinvolta e all’estensione della patologia. Si svolge sempre in anestesia generale e con monitoraggio intraoperatorio continuo del nervo facciale (NIM — Nerve Integrity Monitor).

Chirurgia della parotide (parotidectomia) — L’accesso avviene tramite un’incisione pre-auricolare estesa al collo, eseguita lungo le pieghe naturali della pelle per minimizzare la visibilità della cicatrice. A seconda dell’estensione della malattia si distinguono: parotidectomia parziale esofacciale (rimozione del lobo superficiale), parotidectomia totale (rimozione di entrambi i lobi) e parotidectomia allargata (con estensione alle strutture circostanti). In tutti i casi, il nervo facciale viene identificato e preservato con massima cura.

Chirurgia della ghiandola sottomandibolare (scialoadenectomia sottomandibolare) — Prevede la rimozione completa della ghiandola e dei linfonodi della loggia sottomandibolare tramite un approccio transcervicale (dal collo). Richiede attenzione alle strutture nervose adiacenti: nervo ipoglosso, nervo linguale e ramo marginale del nervo facciale.

Al termine dell’intervento viene sempre posizionato un drenaggio per favorire la guarigione della ferita ed evitare la formazione di fistole salivari.

Il percorso diagnostico preoperatorio comprende una serie di accertamenti indispensabili per pianificare correttamente l’intervento:

Visita otorinolaringoiatrica con esame clinico della ghiandola e valutazione della funzionalità del nervo facciale.
Ecografia della ghiandola interessata, per valutare la presenza di noduli, calcoli o masse sospette.
Agoaspirato ecoguidato (FNAC), per analizzare le cellule e definire la natura benigna o maligna della lesione.
Risonanza magnetica (RM), nei casi tumorali, per valutare dimensioni, localizzazione esatta e rapporti con le strutture nervose e vascolari adiacenti.
Esami preoperatori standard (esami del sangue, elettrocardiogramma) e visita anestesiologica.

Il paziente deve essere a digiuno nelle ore precedenti l’intervento e sospendere, su indicazione del medico, eventuali farmaci anticoagulanti o antinfiammatori.

Il ricovero è generalmente breve: per la ghiandola sottomandibolare si tratta spesso di day surgery con pernottamento, mentre per la parotide può essere necessario restare in ospedale qualche giorno in più. Il drenaggio posizionato durante l’intervento viene rimosso dopo uno o più giorni, una volta che la secrezione si riduce.

Nelle settimane successive è normale riscontrare gonfiore nella zona operata, lieve dolore e temporanea difficoltà alla masticazione. Tra le possibili complicanze, la più importante è la paresi del nervo facciale, che può manifestarsi come debolezza della muscolatura del viso. Nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione transitoria, legata all’irritazione del nervo durante la dissezione, che si risolve spontaneamente nel giro di settimane o mesi. La paresi permanente è rara e si verifica solo nei casi in cui il nervo è stato necessariamente sacrificato per infiltrazione tumorale.

Altre complicanze meno comuni includono la fistola salivare (piccola fuoriuscita di saliva dalla ferita), la sindrome di Frey (arrossamento e sudorazione della guancia durante i pasti, da stimolazione nervosa anomala) e il sieroma. I controlli postoperatori vengono programmati dal chirurgo in base al tipo di patologia trattata; in caso di tumori maligni, si associa un follow-up oncologico periodico.

Per alcune patologie delle ghiandole salivari esistono approcci alternativi o complementari alla chirurgia tradizionale:

Sialoendoscopia — Tecnica minimamente invasiva che consente di esplorare e trattare i dotti salivari dall’interno tramite un endoscopio sottilissimo. È indicata per la calcolosi salivare e le stenosi duttali, permettendo la rimozione o frammentazione dei calcoli senza incisioni esterne. Riduce significativamente la necessità di rimozione completa della ghiandola nelle forme ostruttive.
Sorveglianza attiva — Per alcuni tumori benigni a lenta crescita, come il tumore di Warthin in pazienti anziani o con controindicazioni chirurgiche, può essere appropriato un monitoraggio clinico ed ecografico periodico senza intervento immediato.
Radioterapia — Non è un’alternativa alla chirurgia per i tumori resecabili, ma viene utilizzata come trattamento adiuvante post-operatorio nei tumori maligni ad alto rischio di recidiva o con coinvolgimento linfonodale.
Chemioterapia — Riservata agli stadi localmente avanzati o metastatici, solitamente in associazione a chirurgia e radioterapia.

La scelta del percorso terapeutico più appropriato dipende sempre dalla natura della patologia, dalle dimensioni della lesione, dall’età e dalle condizioni generali del paziente.

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